Il sistema fiscale italiano non veniva riformato in modo organico da cinquant’anni. Nel mezzo, decenni di interventi frammentari che hanno contribuito a creare un sistema fiscale sempre più complicato, fatto di accertamenti, contenziosi e tanta incertezza. Un sistema che penalizzava chi era in regola e non riusciva a far emergere chi non lo era.
Da presidente della Commissione Finanze della Camera, ho seguito passo dopo passo l’iter di questa riforma: in Commissione, in Aula, nei tavoli tecnici con il governo. Posso dire con certezza che si tratta di uno dei provvedimenti più importanti di questa legislatura.
La riforma fiscale: il punto di partenza
Il punto di partenza è la legge delega n. 111 del 9 agosto 2023, con cui il Parlamento ha conferito al Governo il mandato di riscrivere l’intero sistema fiscale e tributario. Il padre nobile di questa riforma è il viceministro Maurizio Leo, che con la sua esperienza pluridecennale in materia ha lavorato con metodo e determinazione per portarla avanti. In Commissione Finanze abbiamo collaborato fianco a fianco, e posso testimoniare come questa legge delega abbia ottenuto il voto favorevole anche di parlamentari dell’opposizione, segno che, al di là delle polemiche, il buon senso del progetto era difficile da negare.
24 provvedimenti
approvati in meno di tre anni per riscrivere il sistema fiscale
L’attuazione è stata rapida. Nel corso del 2023, 2024 e 2025 sono stati presentati 19 schemi di decreto legislativo: 18 hanno completato l’iter parlamentare e sono stati pubblicati. A questi si aggiungono 6 decreti legislativi di testi unici per il riordino organico della normativa fiscale. Gli interventi hanno toccato tutti i principali istituti: lo Statuto del contribuente, le sanzioni tributarie, la riscossione, la fiscalità internazionale, le imposte indirette.
Per i lavoratori dipendenti
Il cuneo fiscale è la differenza tra quello che un lavoratore costa all’azienda e quello che effettivamente si trova in busta paga. In mezzo ci sono le tasse e i contributi, una percentuale che in Italia è storicamente tra le più alte d’Europa. Ridurre il cuneo significa far sì che una parte maggiore di quello che il datore spende arrivi davvero nelle tasche del lavoratore. Il Governo Meloni ha investito quasi 13 miliardi di euro per rendere strutturale, e quindi permanente, il taglio del cuneo fiscale, estendendolo ai redditi fino a 40.000 euro.
Parallelamente, in tre anni sono stati fatti tre interventi successivi sull’IRPEF. Con la legge di bilancio 2024 gli scaglioni sono stati ridotti da quattro a tre, accorpando i primi due sotto un’unica aliquota al 23%: fino a 260 euro di risparmio annuo per i redditi tra 15.000 e 28.000 euro. Con la legge di bilancio 2025, quella struttura è diventata permanente. Con la legge di bilancio 2026, la seconda aliquota — quella sui redditi tra 28.000 e 50.000 euro — è scesa ulteriormente dal 35% al 33%: fino a 440 euro in meno di tasse ogni anno.
Fino a 700 € l’anno
di tasse in meno per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro
La legge di bilancio 2026 ha fatto molto altro per i dipendenti. Ha detassato i rinnovi contrattuali per i lavoratori privati con reddito fino a 33.000 euro, con un’imposta sostitutiva del 5% invece della tassazione ordinaria. Ha ridotto all’1% la tassazione sui premi di produttività fino a 5.000 euro. Ha alzato la soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici a 10 euro giornalieri. Misure che non fanno notizia sui giornali, ma che cambiano la vita quotidiana di milioni di lavoratori.
Per le donne
Il Governo ha introdotto misure specifiche per le lavoratrici madri. La legge di bilancio 2024 ha previsto l’esonero totale dei contributi previdenziali per le madri di tre o più figli fino al compimento dei 18 anni del figlio più piccolo — esteso poi dalla legge di bilancio 2025 anche alle lavoratrici autonome e a quelle con contratto a tempo determinato. Per le madri di due figli, l’esonero contributivo vale fino a un massimo di 3.000 euro annui. È un intervento concreto che riduce il costo del lavoro femminile e riconosce il contributo delle donne che scelgono di lavorare e fare famiglia insieme.
Per le imprese
Con la legge di bilancio 2025 è stata introdotta l’IRES premiale: le aziende che accantonano almeno l’80% degli utili e ne reinvestono almeno il 30% in nuove assunzioni e investimenti produttivi beneficiano di una riduzione di 4 punti percentuali dell’aliquota IRES. Un meccanismo che premia chi investe e assume, invece di premiare chi distribuisce utili senza fare nulla per crescere.
Per le partite IVA
Tra le novità più significative della riforma c’è il concordato preventivo biennale, introdotto dal D.Lgs. n. 13 del 2024 per i titolari di partita IVA soggetti agli indici sintetici di affidabilità fiscale.
Il meccanismo è semplice: l’Agenzia delle Entrate formula una proposta di reddito imponibile per i due anni successivi. Se il contribuente accetta, paga le imposte su quella base — e qualunque reddito superiore realizzato nel biennio non viene tassato ulteriormente. In cambio, il contribuente ottiene certezza sul proprio carico fiscale, protezione dagli accertamenti e accesso a forme di ravvedimento speciale per gli anni pregressi.
È una rivoluzione culturale prima ancora che normativa: il fisco smette di essere un’incognita da temere e diventa un interlocutore con cui raggiungere un accordo.
500.000 partite IVA
hanno aderito al concordato preventivo nel primo biennio
Cosa significa tutto questo
Significa più soldi in busta paga ogni mese, senza che il lavoratore debba fare nulla. Significa che un insegnante, un impiegato, un tecnico con uno stipendio medio oggi paga meno tasse di tre anni fa a parità di reddito lordo. Significa che un artigiano o un professionista può finalmente pianificare la propria situazione fiscale con un minimo di certezza. Significa che un’impresa viene premiata se investe e assume.
La sinistra ha governato per anni senza mai avere il coraggio di mettere mano al sistema in modo organico. Noi in tre anni abbiamo fatto più di quanto non si fosse fatto in cinquant’anni. E non abbiamo finito: l’obiettivo finale è un codice tributario unico, chiaro, accessibile a tutti. Una promessa che intendiamo mantenere.
