Il responsabile economico di Fratelli d’Italia verso la risoluzione di maggioranza sul Dfp del governo. «La Lega vuole uscire dal patto? Siamo abituati alle iperboli borghiane»
Marco Osnato, classe ‘72, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Finanze alla Camera, è anche il responsabile economico del partito della premier che giovedì dovrà presentare una risoluzione di maggioranza con Forza italia e Lega al Documento di finanza pubblica licenziato dal governo.
Il senatore e capogruppo leghista Claudio Borghi propone di inserire nel documento «l’abbandono del patto di stabilità, eventualmente anche unilaterale se l’Unione europea non dovesse dare risposte». Onorevole Osnato, lei è d’accordo?
«Siamo abituati alle iperboli borghiane, nessuna sorpresa, ma chissà che ne pensano i suoi compagni di partito, il ministro Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario Federico Freni…».
Anche il vicepremier Matteo Salvini è d’accordo. In Parlamento andrete divisi?
«No, la risoluzione che presenteremo sarà una, quella della maggioranza».
Conterrà lo stop al Patto?
«Nessuna uscita. Però per la crescita e lo sviluppo serve più flessibilità: quindi si rimane nel patto di stabilità ma usando quelle flessibilità previste, mi riferisco alla clausola di salvaguardia garantita dall’articolo 26 in caso di “grave congiuntura negativa”».
Quindi, cosa chiedete all’Europa?
«Possiamo dire che Maastricht va rivisto? Nel ‘92 tanta rigidità aveva senso, ora non più».
Vanno cambiate le regole?
«Sicuramente vanno riviste in un’ottica di flessibilità, oggi ci sono delle rigidità assolutamente incomprensibili, ma dobbiamo dare dei segnali di crescita al mondo produttivo, ce lo chiedono tutti, non c’è solo la crisi attuale, bisogna derogare con strumenti che incentivino crescita e produttività».
Cosa si aspetta?
«Va riconosciuto il percorso virtuoso fatto dall’Italia negli ultimi anni. Grazie agli sforzi degli italiani sono stati raggiunti dei risultati importanti: siamo il primo Paese del G7 rientrato in avanzo primario; abbiamo la media dello spread inferiore ai 90 punti; abbiamo ottenuto un rating positivo da tutte le agenzie; il nostro debito, che ancora c’è, è però molto appetibile. Credo che tutto questo vada riconosciuto, paghiamo colpe dei 50 anni precedenti e però sono 20 anni che siamo particolarmente virtuosi, abbiamo dimostrato di essere credibili».
Ma l’Italia è ancora sotto la procedura d’infrazione, per colpa di un decimo di punto. Troppo ottimismo o qualcuno ha sbagliato?
«Non partecipo al gioco di dare le colpe, però forse un occhio più ottimista da parte dell’Istat poteva esserci. Ma comunque siamo su una traiettoria che ci vede ormai in uscita, perciò dico: finora abbiamo fatto un buon lavoro, senza voli pindarici come dice la premier Meloni, ma chiudiamo questa parentesi e andiamo avanti».
